L’Europa deve essere una vera famiglia dei popoli

Incontro dei Rappresentanti delle Conferenze Episcopali d’Europa Centro-orientale

Budapest, Ungheria, 18-19 ottobre 2017

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Riceviamo e inoltriamo il messaggio finale dell'incontro dei rappresentanti delle Conferenze episcopali dell'Europa Centro-Orientale (Slovacchia, Ungheria, Croazia, Polonia, Repubblica Ceca) che si è svolto a Budapest il 18-19 ottobre 2017. L'incontro è stato pratocinato dal CCEE.

L'incontro è stato patrocinato dal CCEE.

Per ulteriori informazioni:
Éva Fritz Tökés, Conferenza episcopale ungherese – conferenza episcopale ospitante (solo inglese): +36/ 304845570 – email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Martin Kramara, Conferenza episcopale slovacca (Italiano e Inglese) mobile: +421 904904410 - email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Messaggio finale dei Rappresentanti delle Conferenze Episcopali dell’Europa Centro-orientale

I rappresentanti delle Conferenze Episcopali della Repubblica Ceca, della Croazia, della Polonia, della Slovacchia e dell’Ungheria, radunati a Budapest, dopo aver visitato la città storica di Visegrád, luogo dove i responsabili dei nostri popoli si incontravano varie volte sin dal Medioevo, e dopo aver pregato nella Basilica di Esztergom davanti all’altare di Sant’Adalberto, martire e vescovo di Praga, nostro comune santo Patrono, abbiamo svolto delle discussioni sulle sfide attuali che le nostre Chiese locali devono affrontare.

Con affetto facciamo nostro il desiderio del Santo Padre Francesco di lavorare per “uno slancio nuovo e coraggioso per questo amato Continente”, cioè per Europa. Ci aggiungiamo con gioia al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) nell’affermare che “la Chiesa ama Europa e crede nel suo futuro: l’Europa non è solo una terra, ma un compito spirituale.” (Messaggio finale dell’Assemblea Plenaria CCEE, Minsk, 28 settembre – 1 ottobre 2017).

L’identità europea, oltre ai fattori geografici, è soprattutto un’identità culturale. Una delle maggiori forze ispiratrici di questa cultura è stata ed è ancora – malgrado tutta la sua secolarizzazione – la religione cristiana. È un tratto caratteristico dell’identità europea la presenza di un gran numero di popoli e nazioni che hanno la loro lingua, la loro cultura, la loro esperienza storica propria, la loro genialità nell’affrontare le sfide della vita umana individuale e comunitaria.

In questa molteplicità riconosciamo una ricchezza della creazione, un regalo di Dio, un dono che dobbiamo conservare, proteggere, sviluppare e rendere sempre più operante a favore di tutta l’umanità. L’appartenenza nazionale non può essere un motivo di ostilità, di disprezzo degli altri, ma piuttosto un aiuto nel comprendere e rispettare anche gli altri popoli e le altre culture.

L’Europa deve essere una vera famiglia dei popoli dove i membri si stimano, si conoscono e cercano di impegnarsi per i valori comuni. Per questo riteniamo necessario che i popoli dell’Europa si conoscano meglio per poter capirsi, rispettarsi, volersi bene a vicenda e sentirsi membri della stessa famiglia. La tecnologia informatica può aprire moltissime possibilità per questa mutua conoscenza.

Preghiamo e lavoriamo:

- per una Europa che rispetti la vita umana sin dal concepimento fino alla morte naturale e che sia un luogo accogliente per le famiglie;
- per una Europa che rispetti la libertà religiosa individuale e collettiva che spetta alla persona per la sua stessa dignità;
- per una Europa che riconosca ai popoli pure la possibilità di rispettare in modo giusto quelle religioni che hanno contribuito maggiormente alla formazione della loro cultura e identità.

Con uno sguardo accogliente scopriamo e vediamo Cristo stesso in tutte le persone umane, specialmente nei poveri, nei sofferenti, nelle persone senzatetto e in quelli che sono colpiti dalla guerra e che devono lasciare la loro patria. Per questo motivo proponiamo un’azione concreta delle nostre Conferenze Episcopali per aiutare i profughi che vivono nel Medio Oriente e che aspettano la possibilità di ritornare nei loro villaggi e nelle loro città. Ci sentiamo particolarmente solidali con quelli che subiscono violenze e persecuzioni per la loro religione cristiana. La loro testimonianza e fedeltà è un conforto spirituale anche per i cristiani dei nostri paesi.

I martiri dell’epoca nazista e comunista, uccisi nei nostri paesi, ci insegnano il perdono, la misericordia e la riconciliazione spirituale. Chiediamo la loro intercessione per la pace, per la riconciliazione e per l’autentico sviluppo della famiglia umana.

  Il comunicato stampa è disponibile in CroatoIngleseItaliano, Slovacco e Ungherese.