Accompagnare l’uomo in ogni fase della sua vita

Incontro dei consulenti giuridici delle conferenze episcopali d’Europa

Lussemburgo, 10-12 dicembre 2017

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Le questioni giuridiche legate al cosiddetto “fine vita” e al fenomeno migratorio sono particolarmente importanti per la Chiesa, perché toccano direttamente la dignità della persona umana. In questi due ambiti che riguardano la vita dell’uomo, la Chiesa indica la via dell' “accompagnamento” dei più vulnerabili, dei più sofferenti e indifesi delle nostre società.

La regolamentazione attorno al cosiddetto “fine vita” e alle migrazioni sono stati al centro dei lavori dei consulenti giuridici delle conferenze episcopali, riuniti a Lussemburgo dal 10 al 12 dicembre 2017, su invito dell’Arcivescovo locale S.Em. Mons. Jean-Claude Hollerich. I lavori sono stati presieduti da S.E. il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del CCEE. Nel corso dei lavori è intervenuto il Nunzio Apostolico in Lussemburgo, S.E. Mons. Augustine Kasujja.

A introdurre il dibattito sulle questioni della fine della vita in questo mondo è stata la dott.ssa Sophia Kuby dell’ADF International.

I consulenti giuridici costatano innanzitutto l’esistenza di una grande confusione attorno ad alcuni concetti e pratiche che vogliono regolare il cosiddetto “fine vita”. La Chiesa ribadisce che non è lecito togliere la vita ad alcuno! Nessun può arrogarsi il diritto di decidere il momento della sua morte o di quella altrui. Non si può giudicare se una vita è degna di essere vissuta a motivo di un’idea, poco chiara e diffusa, a un “diritto a morire dignitosamente”. Neppure qualcuno può definire i criteri di cosa sia una “buona qualità” di vita, troppo spesso misurata secondo criteri dell’efficienza, di assoluta autonomia decisionale e relazionale, anziché come il vivere dentro a una rete di relazioni virtuose. Questa visione legata alla fine della vita terrena è tipica della nostra cultura occidentale fortemente segnata dall’individualismo scambiato per libertà, senza riconoscere che porta irrimediabilmente a una solitudine tragica e disperata.

Così i consulenti giuridici ribadiscono la necessità di entrare nel dibattito pubblico, in modo chiaro e argomentato: non solo quindi con l’affermare principi e convinzioni. E’ importante argomentare ragionevolmente e motivare usando un linguaggio comprensibile per tutti.

Nei meandri dell’apparato e del linguaggio legislativo, appare chiara la necessità di mettere a fuoco i limiti del diritto e quelli della libertà del singolo. Essi devono essere consoni con la verità e promuovere la dignità della persona umana nella sua ontologia.

La vita che si avvicina alla fine in questo mondo ha bisogno di una medicina e di una tutela giuridica corrispondenti al vero bene della persona. La proposta alternativa della Chiesa, in tutte le situazioni di solitudine e di sofferenza, è l’accompagnamento della persona dall’inizio, cioè dal concepimento, alla fine naturale della vita. La Chiesa è preoccupata per quelle leggi che, invece di promuovere l’amore e la solidarietà verso i più vulnerabili e i più sofferenti, favoriscono una cultura della morte.

 

L’altro tema discusso è stato quello legato alla regolamentazione, europea e delle singole nazioni del fenomeno migratorio. Il tema è stato introdotto con un intervento video registrato della prof.ssa Chiara Favilli dell’Università di Firenze.  

La recente emergenza migratoria e il considerevole aumento del numero di richiedenti asilo ha messo in evidenza il bisogno di una revisione delle normative giuridiche europee e nazionali. Il fatto che l’UE non abbia una politica comune né di migrazione né di asilo lascia ampi margini di discrezionalità agli Stati, diversificando eccessivamente le scelte e le applicazioni.

Constatiamo, con preoccupazione, come questa “incertezza giuridica” dell’UE e dei singoli stati-membri porta a un’instabilità politica e sociale

I Paesi europei devono sforzarsi di promuovere la pace e lo sviluppo, così come pure la giustizia, nei Paesi da dove tante persone fuggono. Tuttavia, la cooperazione economica sembra non essere sufficiente. É necessario collocare le questioni migratorie e di asilo non solo tra le politiche sociali, ma anche nell’ambito delle politiche del lavoro e della famiglia. Infatti, l’asilo è ancora percepito come appartenente alla “politica sociale” degli Stati, ovvero dell’assistenza e non nell’ottica dell’integrazione o della mobilità all’interno degli Stati membri.

Per la Chiesa accogliere il forestiero è un comandamento di Dio. Questo la porta a fare ogni sforzo possibile, nel rispetto della legalità, per accogliere generosamente e integrare adeguatamente le persone che arrivano. L’analisi della situazione nei vari Paesi ha mostrato il grande coinvolgimento della Chiesa nella gestione del fenomeno migratorio, non solo durante l’emergenza, ma anche nell’invitare ad avere leggi e regolamenti, che tengano presenti la complessità dei problemi nel rispetto per i diritti fondamentali di ogni persona e comunità.

Infine, i partecipanti hanno visto alcune questioni intorno alla Convenzione d’Istanbul. Sottolineando e apprezzando l’iniziativa degli Stati nella riconoscenza della gravità del fenomeno della violenza domestica, si sono tuttavia rilevate con preoccupazione alcune criticità nell’uso di un linguaggio ideologico.

I partecipanti hanno potuto visitare la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, incontrando e dialogando con il Presidente del Tribunale, l’Avv. M. Jaeger, e con l’Avv. F. Biltgen, Giudice presso la Corte. La visita si è conclusa con una cena offerta dal dr. Ignacio Ulloa Rubio, Giudice Spagnolo della Corte di Giustizia in presenza di altri Giudici della Corte. La visita era stata precedentemente preparata grazie a un contributo del dr. Mauro Gatti, Università di Strasburgo.

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