Nel primo anniversario dell’elezione di Papa Leone XIV, la Presidenza del CCEE formula i migliori auguri al Santo Padre e assicura, a nome di tutti i vescovi europei, l’incessante preghiera al Signore per la sua persona e per il suo ministero apostolico. E ringrazia il Papa per il suo magistero e per la particolare attenzione alle Chiese che sono in Europa.
Quando l’8 maggio del 2025 Leone XIV benedisse per la prima volta il popolo di Dio dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro, inaugurò un pontificato che, nelle sue linee guida, non può non mettere in discussione il continente europeo nei suoi valori e nella costruzione di una casa comune.
Leone XIV, sin dall’inizio del pontificato, ha parlato di una “pace disarmata e disarmante”, un tema cruciale in un continente europeo che da ormai cinque anni è alle prese con la guerra in Ucraina ma anche con le conseguenze dei vicini conflitti in Medio Oriente e, più recentemente, nel Golfo.
Da prefetto del Dicastero per i vescovi, il cardinale Robert Francis Prevost ha partecipato a diversi incontri del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa e conosce le grandi sfide del continente europeo. In questo primo anno di pontificato, Papa Leone XIV non ha guardato all’Europa come una semplice costruzione istituzionale, l’ha descritta come un soggetto storico con responsabilità globale, una comunità di popoli chiamata a ritrovare il senso della propria vocazione alla pace, a difendere la dignità della persona e promuovere il dialogo.
Nel suo discorso ai membri del Partito Popolare Europeo, lo scorso 25 aprile, Leone XIV ha sottolineato che “il progetto europeo, sorto dalle ceneri della seconda Guerra mondiale, nasce certamente da una necessità pratica – evitare che si ripeta un tale conflitto –, ma è altrettanto intriso di un orizzonte ideale, ossia della volontà di dare vita a una collaborazione che ponesse fine a secoli di divisioni e consentisse ai popoli del continente di riscoprire il patrimonio umano, culturale e religioso che li accomuna. I Padri fondatori erano animati dalla loro fede personale e consideravano i principi cristiani un fattore comune e unificante, che poteva contribuire ad archiviare lo spirito revanscista e conflittuale che aveva portato alla Seconda Guerra Mondiale”.
Siamo consapevoli della chiamata a vivere la fede in prima persona, ripartendo prima di tutto dalla centralità di Cristo. Leone XIV lo ha sottolineato sin dalla prima omelia come Papa, nella Messa pro Ecclesia in Cappella Sistina il 9 maggio 2025: “Scomparire, perché rimanga Cristo”.
Abbiamo rivisto la centralità di Cristo in ogni appello, ogni discorso, ogni omelia di Papa Leone in questo primo anno di pontificato. Lo abbiamo seguito a Nicea, dove ha ricordato il 1700º anniversario del Primo Concilio Ecumenico, e lo abbiamo accompagnato con la preghiera in Libano, il “Paese messaggio” da cui deve partire un nuovo monito di pace. Ma abbiamo anche guardato con interesse al viaggio di Leone XIV in Africa, consapevoli che il suo invito ad abbattere gli ostacoli allo sviluppo umano integrale interroga prima di tutto il continente europeo, che oggi si trova di fronte ad una nuova ondata di secolarizzazione e alla necessità di rispondere con realismo cristiano all’avanzare dei nuovi populismi.
Lo dobbiamo fare vivendo “una sana laicità”, come lo stesso Leone XIV ha sottolineato il 29 settembre 2025 ai membri del Working Group on Intercultural and Interreligious Dialogue del Parlamento Europeo. Sana laicità significa operare una distinzione chiara tra religione e politica che consenta di riconoscere la rilevanza pubblica della dimensione religiosa e il suo contributo alla formazione della persona e della convivenza sociale.
Il 10 dicembre 2025, Leone XIV ha poi rimarcato ai membri del gruppo parlamentare European Conservatives and Reformist che “l’identità europea può essere compresa e promossa solo in riferimento alle sue radici giudaico-cristiane”, riconoscendo un fatto storico e culturale che ha inciso profondamente nella civiltà europea, dalle cattedrali all’arte, dalla musica all’università, fino allo sviluppo della scienza.
Il 18 marzo 2026, incontrando i partecipanti del convegno “Oggi chi è il mio prossimo?” promosso dal CCEE, dalla CEI e dall’OMS, Leone XIV ha indicato con chiarezza le diseguaglianze dell’Europa – la povertà, la solitudine, l’isolamento, la difficoltà di accesso alle cure, la crisi della salute mentale – e ha sottolineato che la salute è un diritto universale.
È una Europa che sarà fedele a sé stessa – nel pensiero del Papa – solo se saprà difendere i più vulnerabili, non accettando che le fratture sociali siano considerate normalità.
Oggi non vogliamo solo rendere omaggio al Papa che sa guardare al continente europeo con chiarezza, vogliamo anche rendere omaggio all’agostiniano Robert Prevost, che si è proclamato “figlio di Sant’Agostino” fin dall’8 maggio 2025.
In uno dei suoi testi da agostiniano, recentemente pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana nel volume “Liberi sotto la grazia”, Prevost commentava la famosa lezione di Ratisbona di Benedetto XVI. Scriveva l’allora generale degli Agostiniani, in un discorso che apriva un incontro sulla situazione del suo ordine religioso in Europa: “Il punto centrale del discorso di Benedetto XVI – e in pochi lo hanno compreso – è che l’Occidente, se non recupera una visione di Dio, non può avviare un dialogo fecondo con le grandi culture del mondo che possiedono una convinzione religiosa profonda circa la realtà”.
E poi chiosava: “Anche noi, dunque, siamo chiamati a porci una domanda fondamentale: in che modo la nostra visione o la nostra esperienza di Dio incidono sulla nostra vita e sul nostro ministero? Se consideriamo la nostra condizione e quella della Chiesa in Europa, emergono serie preoccupazioni, soprattutto in riferimento a ciò che ci riserva il futuro”.
Quella domanda è valida ancora oggi, la sentiamo viva e presente nel pontificato di Leone XIV e la vogliamo accogliere come parte della nostra riflessione di vescovi e pastori. Non vediamo l’ora di continuare a raccogliere gli stimoli che il Papa ci darà, aspettiamo ancora grandi discorsi sulle questioni europee – sappiamo che c’è un invito aperto perché il Papa parli al Parlamento Europeo a Strasburgo – e siamo pronti ad impegnarci con il Papa, grati per il suo magistero europeo e ancora di più per il suo magistero universale.
Foto: @Vatican Media

